Fivizzano

Esistente fin dai tempi dei Malaspina, perciò detto Fortilizio del Marchese o Torre dei Malaspina, fu luogo di governo e, sotto la protezione della Repubblica fiorentina, fu sede dei Capitani e Governatori inviati da Firenze.

Oggi il palazzo nelle sue forme essenziali, risultato di restauri e rifacimenti nel corso dei secoli, presenta forme essenziali ed eleganti con riquadrature in arenaria alle finestre ed ai portali. Sulle mura perimetrali esterne sono collocati alcuni stemmi marmorei dei citati Capitani. Sul portone d’ingresso del Palazzo Comunale è posto lo stemma in arenaria del Comune di Fivizzano, simboleggiato da una zampa d’orso che ghermisce una falce di luna, opera seicentesca dello scultore carrarese Giovanni Lorenzo Cristelli

La Piazza Vittorio Emanuele II, più conosciuta come “medicea” era in passato ed è tutt’oggi luogo di mercato, centro e polo strategico della città di Fivizzano, perché punto di convergenza dei percorsi interni e di quelli provenienti dalle tre porte di accesso della antica struttura muraria. Si manifesta sorprendente ai visitatori per la sua bellezza ed armonia e per l’eleganza dei palazzi circostanti: Cojari, Borni, Gargiolli, del XVII e XVIII secolo, in stile fiorentino, che la delimitano, circondando la solenne fontana medicea.

La simbiosi con la Città di Firenze, ha influito nelle scelte urbanistiche, stilistiche ed architettoniche, degli edifici pubblici, privati e religiosi, presenti a Fivizzano tanto da essere definita “bel cantuccio di Firenze”.     

La Fontana Medicea è il monumento simbolo della presenza fiorentina a Fivizzano.

I lavori per la costruzione della fonte pubblica risalgono alla prima metà del secolo XVII. Fu infatti nel 1648 che la Comunità Fivizzanese riconosceva a Terenzio Fantoni, che ricoprì alte cariche giuridiche, politiche e militari nel Governo del Granducato di Toscana, il merito dell’interessamento generoso e fattivo alla costruzione del monumento, attraverso i fondi che furono ricavati, per sollecitudine del Fantoni stesso presso il Granduca. Nei sette anni di governo di Alfonso Maria Bracciolini, furono portati a termine i lavori di edificazione della fontana e della condotta idrica, ma fu nei quattro lustri di permanenza a Fivizzano del Governatore Lelio Buzzi che fu terminato il primo ramo dell’acquedotto, che dalle vicinanze del Castello della Verrucola conduceva l’acqua fino al pozzo di decantazione, presso il Convento di San Francesco. Iniziata durante il governo del Granduca Ferdinando II ed ultimata sotto suo figlio Cosimo III, la fontana poté entrare finalmente in funzione nel 1682.

La chiesa Prepositurale di Fivizzano fu fondata il 30 luglio 1377, essendo Vescovo di Luni, Bernabò, sotto il Pontificato di Gregorio XI. Subì notevoli rimaneggiamenti, nonché un notevole ampliamento nel 1576. In tale periodo fu invertito l’orientamento e l’edificio fu profondamente modificato. In questa operazione venne inglobata anche la “Torre Superiore” che divenne il campanile della chiesa. La facciata della chiesa in bozze di arenaria presenta sopra la porta principale d’ingresso un bassorilievo in marmo rappresentante la Madonna dell’Adorazione, e sulle porte laterali i Santi titolari della chiesa stessa. L’interno a tre navate, è ricco di otto altari, oltre all’altar maggiore. Nella navata sinistra, troviamo di notevole interesse l’antico Fonte battesimale, scavato in un unico blocco di pietra. E’ ornato con il simbolo del “TAU” di S.Antonio e con il bastone di pellegrino di S.Giacomo. E’ un’opera di notevole interesse e originalità risalente al XIV secolo. Nella chiesa prepositura sono conservate molte e preziose opere artistiche e pittoriche.

La planimetria della chiesa presenta delle irregolarità poiché è costituita da tre navate di diversa lunghezza, chiusa a levante da due absidi semicircolari e dal basamento del campanile che ingloba la terza al suo interno. Le navate sono scandite da colonne a rocchi cilindrici ed i capitelli risentono del repertorio iconografico e di linguaggio di quelli delle Pievi di Codiponte e di Vendaso, ma appaiono più fortemente stilizzati. Si può presumere la loro datazione al sec.XIII. La chiesa non manifesta discontinuità strutturali significative, ma il vano absidale racchiuso alla base del campanile fa pensare a una preesistenza. A questo periodo è sicuramente legato il frammento marmoreo che è murato all’interno della chiesa. In tale frammento di marmo su un lato sono scolpiti una croce ed il busto di una figura umana fortemente stilizzata, sull’altro due pavoni che si dissetano ad una fonte. E’ sicuramente opera anteriore alla costruzione della attuale chiesa romanica. Se la chiesa attuale può essere riferita agli inizi del sec. XIII, la cappella di Pognana ricordata già nel 1337 è identificabile con la minuscola base del campanile.

Il Castello della Verrucola conserva tutti gli elementi di un “castrum” medievale. Non si presenta soltanto come un maniero ma appare come un vero sistema di fortificazioni, rispondente all’organizzazione militare e giuridica di un dominio feudale. Le mura castellane includono la corte, la cappella, insieme con più torri, le quali rappresentano le più e divise signorie del castello. Il castello della Verrucola, ricordato in un documento del 1053, prima dei Malaspina era di proprietà dei Bosi, una delle famiglie feudali, legati da vincoli di parentela ai Bianchi di Erberia, vassalli si Matilde di Canossa. Nel 1077 Enrico IV aveva confermato agli Estensi l’alto domino della Verrucola, ma i signori di questa si mantennero di fatto indipendenti come feudatari. Il lento declino della dinastia dei Bosi che ebbe inizio dall’XI secolo si protrasse circa fino alla metà del secolo XII quando Spinetta Malaspina detto “il Grande”, dopo alterne contese e lotte con il lucchese Castruccio Castracani e gli acquisti delle proprietà fatti fra il 1335 e il 1340 dai condomini di Dallo e di Castello, ne divenne unico signore.

Assegnata per testamento da Spinetta “il Grande” ai figli di Isnardo II, suoi nipoti, la Verrucola divenne capo feudo di una linea marchionale che ne assunse il titolo, con vasta giurisdizione, comprendente all’incirca l’attuale territorio dei Comuni di Fivizzano e di Comano.

La Pieve di San Paolo di Vendaso, si trova sulla strada statale del Cerreto, sul fianco meridionale dello sperone dell’Appennino Tosco Emiliano. La costruzione della Pieve è in prevalenza attribuibile a maestranze lombarde. In questa Pieve spiccano i capitelli istoriati e scolpiti dai soggetti più disparati. Si va da un repertorio floreale (rosette, foglie lobate, trifogli) accuratamente eseguito anche se di semplice effetto decorativo, ai motivi più simbolicamente drammatici. La Pieve di Vendaso sorge probabilmente nell’XI secolo, sull’antico tracciato che univa la Toscana all’Emilia attraverso il passo dell’Ospedalaccio (la remota arteria bizantina Luni-Ravenna) oggi passo del Cerreto. La sua ubicazione fu d’importanza decisiva perché posta all’incrocio di un frequentato reticolo stradale che la collegava, oltre che con Parma anche con l’alta valle del Serchio per la foce di Po e con Veleia e Piacenza per la val Magra ed il Passo del Brattello.

La Pieve era inoltre in posizione centrale rispetto a vari centri pastorali, quali Po, Mommio e Sassalbo. La Pieve di Vendaso ebbe tale autorità, da mantenere intatta la sua autonomia anche nei confronti del sottostante ed importante centro medievale della Verrucola dei Bosi e del “forum” di Fivizzano, persino quando, dal 1312, la Verrucola verrà occupata da Spinetta Malaspina detto “il Grande”, potente condottiero ed abile stratega.

Nei “Capitoli et Convenzioni” fra la Repubblica Fiorentina e la Terra e Corte di Fivizzano, stipulati alla presenza dei priori, fra i quali Lorenzo de’ Medici nel 1477, veniva affrontata la questione della ricostruzione, secondo le nuove tecniche di difesa, della cinta muraria di Fivizzano. La nuova signoria fiorentina, insieme a vantaggiosi cambiamenti istituzionali ed economici, riteneva di offrire anche un baluardo difensivo che avrebbe accresciuto la sicurezza di vita della cittadinanza. Fivizzano aveva gradualmente assunto un ruolo chiave nel contesto dell’  “enclave” medicea in Lunigiana, con la conseguente intenzione di Cosimo I di farne “…il luogo principale della Lunigiana granducale”. Si concretizzava così, qualche decennio dopo, l’indubbio sforzo economico e progettuale, il disegno “strategico” cominciato nel 1477 (anno della dedizione definitiva di Fivizzano al dominio fiorentino). I Medici avevano ipotizzato di stabilire un forte presidio nello scacchiere nord-orientale dei propri domini.

L’ antico borgo di Rometta si trova a 116 metri di altitudine. Le sue abitazioni sono costruite lungo una via lastricata che percorre ad anello il paese, secondo uno schema preordinato, come era in uso nell’alto medioevo. Il borgo venne fortificato nel 1231 per volontà di Guglielmo vescovo di Luni e dei Bianchi di Erberia i quali accordarono a Venanzio, abate di San Caprasio, di fortificare l’abitato. Vi si accedeva attraverso due porte, una delle quali era protetta da una torre, l’altra è un ampio arco, un tempo  protetto da una porta. In questo complesso murario si può riconoscere la casa-torre residenza di nobili feudali, recentemente restaurata. L’antica struttura muraria di Rometta, nel medioevo conosciuta con il toponimo di “Ulmeta”, forse per la presenza di alberi di olmo, oggi è quasi scomparsa a causa dell’erosione del tempo e dell’inglobamento negli edifici di più recente costruzione. La chiesa, posta sulla sommità del paese con annesso il campanile, è dedicata a San Pietro e Paolo. La troviamo ricordata in un documento dell’Imperatore Federico II del 1221 come sottoposta all’Abbazia di San Caprasio di Aulla. Secondo lo storico Prof. Geo Pistarino, fino al momento dell’assunzione dei diritti parrocchiali era soggetta alla Pieve di Soliera, ma sarebbe appartenuta al monastero di San Caprasio per la parte patrimoniale e la nomina del cappellano.

Le origini risalgono a prima dell’anno mille quando la pieve venne ceduta dal marchese Oberto Opizzo I ai vescovi di Luni. Nel 1185 Federico I, assegna sempre alla diocesi di Luni anche il castello. Il fortilizio fu costruito tra il 1052 e il 1055 in seguito a un patto stipulato fra il Vescovo Guido, Rodolfo da Casola e la famiglia dei Bianchi di Erberia. In seguito passa sotto il dominio dei Malaspina e nel XV secolo sotto quello di Firenze.

Soliera, posta su un colle di 163 metri slm, mantiene ancora oggi tutte le caratteristiche del borgo medievale. La cinta muraria, sostituita dalle abitazioni di epoche successive, si può ancora intuire, osservandola dalla pianura sottostante, insieme alle torri circolari poste una al centro e due ai lati della cinta stessa.

Il borgo fortificato di Gragnola o “Forum Gragnolae”, come era citato in antichi documenti, nel XII secolo era una delle tante curie dei Bianchi d’ Erberia. E’ situato sulla piana alluvionale formata dai fiumi Lucido e Aulella. Delle tre originali porte di accesso al borgo, una è ancora ben visibile, con il suo corpo di guardia, presso il ponte sul Lucido. Il borgo è citato in alcune carte di San Michele di Monte dei Bianchi risalenti al 1162, ma secondo alcuni storici esisteva già nell’alto medioevo, essendo citato nella Tavola Peutingeriana, il più antico atlante stradale europeo attualmente conosciuto.

Nel XIII secolo divenne centro di potere per tutta la Valle del Lucido, dell’antica famiglia dei Bianchi d’Erberia, molto legata ai vescovi conti di Luni. Dopo il declino del potere vescovile e dei Bianchi, passò ai Malaspina, nella figura di Spinetta del ramo di Fosdinovo. Siamo introno al 1400, anno in cui il borgo ebbe un grande sviluppo politico e commerciale, testimoniato dalla presenza di numerose botteghe di fabbri, falegnami, mugnai e calzolai.

Sul colle che domina il borgo di Gragnola, tra le valli dei fiumi Lucido ed Aulella, si trovano le poderose mura del Castello dell’Aquila, che venne edificato tra i secoli IX e X. Fu adattato a residenza dai Signori Malaspina nel 1221 e divenne indipendente nel 1360 con il marchese di Gragnola. L’edificio di proprietà privata è stato completamente ristrutturato e durante i lavori è stato possibile recuperare l’antica cappella del Crocifisso ed è stato scoperto un sepolcro contenente lo scheletro intatto di un cavaliere del XIV secolo.

Il borgo che si trova all’imbocco della Valle del torrente Lucido (ramo di Vinca) è arroccato su una cresta rocciosa. Fu costruito in posizione altamente strategica per il controllo dell’accesso alla stretta gola, un tempo principale via di transito tra la Lunigiana e la costa tirrenica. Secondo le fonti storiche, le origini del borgo andrebbero ricercate nella metà dell’XI secolo, quando fu possesso di Rodolfo da Casola, come cita un documento del 1055. Fu poi dei Vescovi di Luni e dei Bianchi di Erberia, passò ai Malaspina e nel 1366 fu aggregato al Castello dell’Aquila. Si pose in seguito, agli inizi del quattrocento, sotto il dominio di Firenze, finchè nel 1772 venne inserito nel vicariato di Fivizzano. Nel Codice Pelavicino, in data 1105, si fa riferimento al castello situato sopra la rupe dove attualmente sorge la chiesa.

Borgo medievale in posizione dominante la Valle del Lucido. In un documento del 1191 si legge che una parte di un possedimento feudale viene data in affitto a Guido e Carpitore del fu Ugolino da Viano. Già nell’XI secolo faceva parte delle terre dei Bianchi di Erberia; quando nel XIII secolo iniziò la loro decadenza e il conseguente passaggio dei beni ai Malaspina, un ramo della famiglia dei Bianchi si ritirò nel feudo di Viano, acquisendone successivamente il cognome. Il primo che lo assunse fu Gilbertino. Nella prima metà del XIV secolo il borgo entrò a far parte del dominio di Spinetta il Grande (1282-1352). Ancora oggi questo piccolo splendido borgo, mantiene inalterata la propria architettura medievale, impreziosita da bei palazzi e da interessanti portali in pietra arenaria.

Per le strade e per le piazzette del borgo antico di Savignano sul Panaro, alla fine di novembre, vanno in scena i mercatini medievali. Ispirati alle imminenti festività natalizie, in tempo utile per acquistare un presepe o addobbi per l’albero e regali da metterci sotto, i mercatini propongono oggettistica d’arte-ingegno e manufatti vari. Ma a rendere singolare questa festa in attesa del Natale sono la scena in cui essa si svolge e la grande varietà dell’offerta. Le vie del borgo sono illuminate da torce sui muri delle case e da falò agli incroci fra le strade; venditori e operatori indossano abiti medievali. Numerosi punti di ristoro propongono una grande varietà di cibi e bevande di alta qualità, e leccornie irresistibili; citandone qualcuna a caso: borlenghi, piadine, crescente, biscotti, zuppe, ciacci e strudel, gnocco e croste fritte, salsiccia alla brace e pesce in tempura, polenta e pasta e fagioli, crema fritta e bomboloni, caldarroste e cuori di cioccolata eccetera eccetera. Da bere si propongono fra gli altri: vini locali, birre artigianali, tè, cioccalata calda, irish coffee e l’immancabile vin brulè.
Giochi, una mostra di presepi lungo le vie, spettacoli itineranti, zampognari, concerti di classica e di leggera, letture animate e altre attrazioni completano il vasto e invitante programma.

La Pieve di Viano dedicata a San Martino faceva parte dele terre dei Bianchi di Erberia insieme alle pievi di Codiponte e di Offiano. Fu edificata al posto di una preesistente chiesa romanica. Il documento più antico ove è ricordata è del 729 e certifica la dipendenza della Pieve dal vescovo di Lucca. Nella prima metà del secolo XIV fu sotto il dominio di Spinetta Malaspina il Grande, e alla sua morte passò ai Bianchi di Fosdinovo. Nel 1336 fu incorporata sotto i possedimenti del Castello dell’Aquila insieme a Gragnola e Cortila. Sopra il portale d’ingresso della Pieve si può ammirare un prezioso polittico marmoreo, rappresentante la Madonna con Bambino tra San Giovanni Battista e San Martino di Tours.

Monte de’ Bianchi sorge sul colle, alla destra idrografica del fiume Lucido, in posizione panoramica che domina tutta la valle. Il luogo ha mantenuto quasi inalterato l’antico aspetto. Il nome trae origine dai signori di origine longobarda, i Bianchi d’Erberia (l’attuale Rubiera) e nella struttura del borgo esisteva un antico monastero fondato alla fine dell’XI secolo. In epoca ancor più remota, nell’anno 760, in questo luogo fu fondato un primo monastero, ricordato in un documento lucchese del longobardo Ato di Augeni. Nel 1106 divenne anche importante entità religiosa legandosi all’abbazia di Sant’ Apollonio di Canossa. E’ proprio da un atto di quell’anno che si evince come Papa Pasquale secondo, concesse ai nipoti di Rodolfo da Casola e ai Bosi della Verrucola, di fondare un monastero dedicato a San Michele, monastero che troviamo già citato in documenti del 1094.

Salendo sul colle che domina il paese di San Terenzo Monti, in località denominata “castello” ci troviamo immersi in un borgo antico e arroccato con le caratteristiche di analoghi siti costruiti nel periodo medievale. All’ interno dell’abitato troviamo una delle chiese più antiche della Lunigiana. Fu fatta erigere nel 728 dal longobardo Transualdo, nel luogo, ove, come vuole la tradizione, verranno successivamente traslate le spoglie del Santo da cui la chiesa e la località prendono il nome. Nell’859 fu donata alla cattedrale di Lucca, che la riportò sotto la diocesi di Luni.

  • 15 MONZONE ALTO-Antonello Trivelli 2017

  • Fot 3 FIVIZZANO FONTANA-Antonello Trivelli 2017

  • Foto 1 PALAZZO COMUNALE DI FIVIZZANO-Antonello Trivelli 2017

  • Foto 2 FIVIZZANO VITTORIO EMANUELE II Antonello Trivelli 2017

  • Foto 4 FIVIZZANO LA CHIESA-Antonello Trivelli 2017 (1)

  • Foto 5 PIEVE DI POGNANA-Antonello Trivelli 2017

  • Foto 6 CASTELLO DELLA VERRUCOLA-Antonello Trivelli 2016

  • Foto 7 VERRUCOLA BORGO-Antonello Trivelli 2017

  • Foto 8 VENDASO LA PIEVE-Antonello Trivelli 2017

  • Foto 9 FIVIZZANO MURA MEDICEE-Antonello Trivelli 2017

  • Foto 10 ROMETTA BORGO-Antonello Trivelli 2017

  • Foto 11 ROMETTA TORRE QUADRA-Antonello Trivelli 2017

  • Foto 12 GRAGNOLA CASTELLO-Antonello Trivelli 2017

  • Foto 13 VIANO BORGO E TORRE-Antonello Trivelli 2017

  • Foto 14 VIANO-Antonello Trivelli 2017

  • Foto 15 MONZONE ALTO-Antonello Trivelli 2017

  • Foto 16 MONTE DEI BIANCHI-Antonello Trivelli 2017

  • Foto 17 PIEVE DI VIANO

  • Foto 18 SOLIERA CASTELLO-Antonello Trivelli 2017

Eventi

Corso ed esibizione di Danza Antica Rinascimentale - 18 Giugno 2017

Corso di ricostruzione storica della danza antica e esibizione di danza rinascimentale
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Cassine – Chiesa di San Francesco

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